Meditazione sul vangelo del giorno

Giovedì XI settimana

chi rimane in me ed io in lui produce molto frutto

Dal vangelo secondo Matteo (6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani:
essi credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro
sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro!».

COMMENTO
L’idolatria pensava di dover convincere la divinità ad assecondare la nostra richiesta, e per farlo o la corrompeva con donativi, oppure la convinceva, a parole, con un discorso seducente. I professionisti della preghiera garantivano l’accondiscendenza degli dei con la loro mediazione sciamanica. Il Cristiano non deve convertire Dio, ma convertire se stesso, cambiare il proprio cuore e renderlo fiducioso in Dio, suo padre. La preghiera è l’esercizio con cui impariamo a confidare in Dio, a vivere da figli.

PREGHIERA
Salmo 88(89)

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto:  «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli,
dicendo: «Ho portato aiuto a un prode,
ho esaltato un eletto tra il mio popolo.
Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza.
Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Io farò di lui il mio primogenito,
il più alto fra i re della terra.

Preghiamo.

O Dio, nostro Padre,
nella tua fedeltà che mai vien meno
ricordati di noi, opera delle tue mani,
e donaci l’aiuto della tua grazia,
come figli della luce,
attendiamo con amore irreprensibile
la piena manifestazione della tua misericordia.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

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