Un aiuto alla preparazione della liturgia domenicale

II DOMENICA DI QUARESIMA

COMMENTO ALL'EUCOLOGIA DEL MESSALE ROMANO

Commento alle orazioni (Scarica il Pdf) 

COLLETTA DEL MESSALE ROMANO

O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria.

Deus, qui nobis diléctum Fílium tuum audíre praecepísti, verbo tuo intérius nos páscere dignéris, ut, spiritáli purificáto intúitu, glóriae tuae laetémur aspéctu.

Commento

L’imperativo “Ascoltatelo!”, risuonato nel Vangelo della Trasfigurazione, ci raggiunge e fa di noi gli interlocutori del Padre, a cui egli offre il Figlio unigenito perché attraverso di lui si realizzi l’ascolto della sua volontà, il dialogo con lui. L’orazione ci fa dire di essere noi che abbiamo ricevuto questo comando (nobis audire praecepisti).

L’orazione mette in campo numerosi sensi, non solo l’udito per l’ascolto. Quest’ultimo la fa da padrone, a partire dal comando evangelico, ma dall’ascolto l’orazione passa al gusto: con il suo Verbo, il Padre si è degnato di pascere questi suoi fedeli con un nutrimento interiore (verbo tuo intérius nos páscere dignéris).

Solo per questo ascolto che ha nutrito l’interiorità dell’uomo e ha purificato la nostra capacità di intuire, di vedere in profondità le cose (spiritáli purificáto intúitu) è possibile attivare anche l’ultimo senso, quello della vista.vÈ una visione gioiosa che rallegra, quella del volto glorioso di Dio (glóriae tuae laetémur aspéctu).

L’orazione è intrisa di riferimenti agli scritti giovannei.

“Dio nessuno l’ha mai visto” (Gv 1,18). L’unico modo di vedere Dio è di ascoltarlo, con un ascolto affamato di questa parola, di questo dialogo con lui. Il Figlio viene nel mondo proprio per essere il pane di cui nutrirci, attraverso l’ascolto della sua Parola. Allora si apriranno i nostri occhi e noi lo vedremo faccia a faccia come egli è, perché saremo simili a lui (1Gv 3,2).

A noi è proposta una esperienza che rigenera il fallimento di Adamo: lui disobbedì, mangiò la sua arroganza, i suoi occhi si aprirono sulla rovina: egli non vide più Dio ma vide solo la sua nudità.

Noi obbediamo all’ascolto, ci nutriamo del Pane del cielo, i nostri occhi si aprono sulla gloria di Dio e vediamo che siamo diventato come Dio.

Contesto liturgico

L’assemblea radunata per la celebrazione eucaristica, riconosce di essere lì per l’obbedienza alla quale la chiama il Padre celeste, quella di ascoltare il Figlio suo unigenito. La liturgia della Parola realizzerà questo comando, proponendo nelle letture della Trasfigurazione l’esperienza del Figlio di Dio fatta dai tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.

Il Verbo eterno nutrirà i suoi fedeli come il Pane dal cielo, attraverso l’ascolto della sua Parola. Il pane eucaristico, nella potenza del sacramento, esprime e manifesta questa comunione con il Figlio Unigenito.

La visione gloriosa di Dio che l’orazione invoca comincia proprio nella celebrazione eucaristica. Lo splendore della gloria divina (Eb 1,3) che è Cristo Gesù, si svelerà nei gesti e nelle parole della liturgia eucaristica, come nella trasfigurazione si è svelato nel suo anticipo pasquale.

Colui che è passato dalla comune umanità alla sfolgorante luminosità divina, davanti alla testimonianza degli apostoli, è lo stesso che è passato dalla rovina della morte alla gloria della risurrezione, sempre chiamando a testimoni i suoi apostoli. È poi lo stesso che annuncia a noi la sua Pasqua attraverso la celebrazione eucaristica.

Se la Parola di Dio ha trovato accoglienza nel nostro cuore e ha purificato la nostra capacità di intuizione, anche a noi, nella liturgia eucaristica, Dio svela il suo volto glorioso: noi riconosciamo presente il Crocifisso Risorto nei segni della celebrazione; riconosciamo il Padre che lo chiama sempre Figlio amato; riconosciamo la presenza luminosa dello Spirito che come ombra avvolge e penetra ogni cosa; adoriamo il mistero di Dio uno e trino, che si manifesta sull’altare della nostra celebrazione.

Questa esperienza della gloria di Dio nella celebrazione ci incoraggia a quella visione piena e definitiva che attendiamo si compia nel cielo.

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ORAZIONE SULLE OFFERTE

Questa offerta, Signore misericordioso, ci ottenga il perdono dei nostri peccati e ci santifichi nel corpo e nello spirito, perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.

Haec hóstia, Dómine, quaesumus, emúndet nostra delícta, et ad celebránda festa paschália fidélium tuórum córpora mentésque sanctíficet.

Commento

L’assemblea si attende che dalla offerta del sacrificio venga la nostra purificazione dal peccato e la nostra santificazione.

L’eucologia mette insieme questi due termini, rendendoli l’uno spiegazione dell’altro, nel loro parallelismo sinonimico.

Impariamo così che c’è un’aspirazione alla santità di tutto noi stessi, anima e corpo, che passa attraverso la cancellazione delle nostre colpe. Le ribellioni al Signore lasciano un segno dal quale dobbiamo essere mondati (emundet nostra delicta).

Per l’eucologia autore di questa purificazione è l’offerta deposta sull’altare, ovvero il prossimo sacramento del corpo e sangue di Cristo. La presenza del suo sacrificio di espiazione, svelata nel pane e nel vino dalla liturgia eucaristica, continua ad essere efficace, secondo la teologia della lettera agli Ebrei (Eb 9,14).

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ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri ti rendiamo fervide grazie, Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo.

Percipiéntes, Dómine, gloriósa mystéria, grátias tibi reférre satágimus, quod, in terra pósitos, iam caeléstium praestas esse partícipes.

Commento

I “gloriosi misteri” sono il corpo e il sangue di Cristo di cui ci siamo nutriti. L’orazione ci svela la grandezza di quello che abbiamo ricevuto: l’anticipo del cielo, della gloria futura che Dio ha preparato per i suoi figli.

Se la Colletta aveva fatto presagire la visione della gloria futura, anticipata dalla Trasfigurazione, questa orazione ci dice che la gloria che ci aspetta è quello che abbiamo appena fatto: condividere con Gesù Cristo la sua offerta al Padre e la risposta di vita, benedizione e gloria del Padre celeste.

Quel dialogo di corrispondenza amorevole tra Gesù e il Padre nella Trasfigurazione, è lo stesso a cui abbiamo partecipato nell’eucaristia, partecipando dell’offerta di Cristo e della benedizione del Padre.

Per un dono così non ci sono energie sufficienti ad esprimere il ringraziamento, ma è una attività che ci occupa, ci impegna, perché quanto più comprendiamo la grandezza del dono, tanto più ci sembra inadeguato il nostro grazie.

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